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domenica, novembre 20

silenzio assenzio

hai tutto ciò che odio
hai tutto ciò che amo
non sei nessuno
e io me ne sbatto delle sottigliezze.

facciamo finta, come tutti.
tu e io

0 coraggio sotto al sole
0 speranze


ora c'è solo freddo e a me va benissimo.

lunedì, luglio 4

Frantic, calm

Qui ora
è un silenzio (no non cè...è!)
meraviglioso...
è la prima volta che sento bene li scrosci del torrente.
Ho la vaga sensazione, quando c'è quest'amosfeta pacifica, che non possa durare molto.
E mi odio e odio questo mio attaccamento verso l'impermanenza.
Forse è per questo che il cambiamento è solo frutto di mille sottocambiamenti...che fanno girare le ruotine dentate del concetto di causa-effetto chiamato così dagli assenati e destino chiamato da quelli
che non hanno un cazzo da fare mentre ascoltano gli scrosci di un torrente
pentendosi di non essere più solo fuoco e istinto


Monsieur Luna Storta 2


Discorsi inutili
gente inutile
ma dove cazzo sto?
ma dove vado?
ma io non sono mica fatto per
conto in banca/mutuo/moglie/ferie in riviera/debiti/pensione all'arci

preferirei morire di stenti in una fogna di Giakarta che attaccato al tubo del Sant'Orsola

io

tanto vale dormire oggi





Si, tutto questo va via
Assieme a più del niente nella mia vita
Argilla non colorata
Individualità non sicura

Adesso scommetto che mi hai frainteso
Così insicura corri verso
Qualcosa che sia forte

Non posso lasciar perdere
Logora tappezzeria si sta srotolando lenta
Sento il cervello torturato
Mostra la tua pancia
Come se anche tu mi volessi

Adesso scommetto che mi hai frainteso
Così insicuri raggiungiamo
Qualcosa che sia forte

Non mi sentivo così da molto tempo
Sbagliato, nel senso di
Troppo allontanato dall’amore
Che non dura per sempre
Qualcosa è cambiato nel verso giusto

Tu hai il sapore dello zucchero
La dolcezza spesso non tocca la mia faccia
Resta se ti fa piacere
Potresti non esserci quando partirò

Adesso scommetto che mi hai frainteso
Così insicuri raggiungiamo
Qualcosa che sia forte

Non mi sentivo così da molto tempo
Sbagliato, nel senso di
Troppo allontanato dall’amore
Che non dura per sempre
Qualcosa è cambiato nel verso giusto

domenica, luglio 3

Too much

Troppo alcool
troppa erba
troppi ormoni
troppi pensieri
troppe domande
troppo poche risposte
troppi dubbi
troppe aspettative
troppa erba
troppo orgoglio
troppo tutto retrò
troppa attitudine
troppo poche comprensioni
troppi sorrisi sprecati
troppa noia sottovalutata
troppe parole
troppe parole
troppe parole
troppa erba
troppe parole
troppo poche le tue
troppo poche le mie
e tantissima fame di non so cosa
e troppa, ma veramente tanta, erba

venerdì, luglio 1

Noi e tutto questo

Non siamo qui per vivere
guardiamo questo schermo
per non vivere
e moriamo ogni giorno un poco

mercoledì, giugno 29

Ciao, è stato bello



Sapevo che avrei fatto scalpore, balbettò il razzo... e poi scomparve

    lunedì, giugno 27

    Che poi

    Ti sveglierai con la luna nuova
    e certi occhi cambieranno
    e non sarà più così difficile
    vestirne dei nuovi
    e non sarà più difficile muoverli
    in una direzione sola
    per più di mezzo battito di ciglia



    mercoledì, giugno 22

    La Via degli Dei



    Raggiungi a piedi luoghi vicini e lontani, per strade secondarie o lungo i crinali. Pianta la tenda. Accendi il fuoco. E questo lo chiamano silenzio. Dividi il cibo con gli amici. Questa terra è la nostra terra. Ascolta la fatica e la fatica ti parlerà da sorella.
    E.B.














    La progetti da 6 anni
    e stavolta lo farai
    Da qualche parte in cantina dei tuoi
    c'è una scatola con le carte kompass militari di una delle vie più antiche della penisola
    e una vecchia bussola.
    La Via degli Dei parte da Badolo e arriva a Fiesole
    9 fonti e 7 sorgenti d'acqua se ricordi bene.
    Il picco è di 1190 m passata Madonna dei Fornelli.
    Stai preparando tutto da un giorno
    almeno mentalmente...anche se non sai se qualcuno t'accompagnerà
    organizzi come fai di solito
    come se fossi completamente solo.
    Niente gps nè carte di credito nè ipod
    un solo cellulare, stai valutando, ma forse neanche quello.
    Solo il tuo ukulele sarà un suono estraneo nella natura
    Vestiti pronti ad essere letteralmente buttati al tramonto
    quando pianterai la tenda e accenderai il camping gas.
    Il primi due giorni rimpiangerai tutto
    le sigarette, i chili in più, le tue idee malsane...
    ti dirai che non si possono "sprecare" le ferie per far una fatica immane.
    Poi il tuo fiato si spezzerà in due
    i pensieri e le ansie si smusseranno
    Il tuo fiato tornerà puro così come il tuo cuore..
    Ci vuole il fisico sostengono gli scettici
    eh già...perchè i pellegrii nel medioevo passavano ore alla BodyPlanet prima di partire a piedi.
    A piedi perchè il tempo è importante.
    Da Bologna perchè è la tua città
    Attraverso l'Appennino perchè è casa tua.
    Verso Firenze perchè è la meta perfetta.
    La Bellezza del corpo e dello spirito
    E dovrai sgambettare se vorrai passare un ferragosto da panico con gli amici in movida.
    Arriverai all'Anfiteatro di Fiesole al tramonto del 5° giorno
    lì ti raserai i capelli e la barba a zero.
    E ti aspetterà una macchina con qualche amico
    deciso a canzonarti
    e che non capirà mai che in 5 giorni
    si può cambiare il corso del sangue nelle vene
    Ma tu sorriderai e chiederai a gran voce
    di dirigerti in spiaggia a bere birra.

    Ma dentro di te saprai
    che quello che vuoi è solo dentro di te
    a portata di piedi


    mercoledì, giugno 15

    Lupi alla catena

    Perchè l'impressione fotte
    perchè si può essere anche dei puri anti conformisti ma prima o poi, l'ambiente ti fotte
    perchè è meglio non capire per non essere fottuto
    perchè non c'è bisogno di spiegare
    ciò che non esiste

    [torcia, ipod, pedule
    freddo incrostato di luce
    nebbia che t'accerchia
    rumori primari che, dopo 5 mesi riconosci]

    dicevo...
    ora come mi metto?
    di schiena?
    sul fianco?
    magari appoggio il sinistro che tengo il cuore adeso al materasso
    fingere di essere normale e dormire
    fingere di essere insensibile e strapparti la pelle di dosso
    sbandierare l'epidermide al chiar di luna
    sicuro che possa calmare
    calmarmi

    perchè non funziona più sempre
    Cà del Lago deficita un po' in quanto calma notturna
    anzi
    non bisogna mai credere che annusare l'aria di un bosco a giugno di notte
    fuori dalla tua porta
    sia un bene
    sento di non consigliarlo a nessuno

    sentirsi partecipe della vita intorno
    non fa altro
    che agitare lo spirito

    immagini il caldo quanto male ci farà
    in questa estate
    che si preannuncia
    stramaledetta?

    Immagini quanto possa essere meraviglioso
    un errore
    d'estate?



    martedì, giugno 14

    Aspettando nel fuoco


    Io non lo so precisamente cosa è successo
    so che oramai capita così
    e sovente
    che ci si perda nei bicchieri d'acqua e limone
    che si perdano le occasioni per star bene
    e nel silenzio assoluto

    Sento di capire certe filosofie orientali
    che predicano la privazione del desiderio per il raggiungimento del benessere

    ma è lo stretto legame umano del fallimento che rende più viva la felicità

    Sento che negli ultimi 2 mesi la cortina d'acciaio autocostruitasi intorno a me stesso
    si è saldata con le mie vene
    La gente mi chiede come mai sono cambiato
    come faccio a gestire le emozioni
    e quando la smetterò di privarmi di tante cose.
    Fondamentalmente credo di essere diventato come un animale paziente
    in grado di non muoversi
    che ci sia il sole o la pioggia battente

    Mille metodi sciocchi ma efficaci per tenermi in equilibrio
    su non so bene cosa
    pronto a saltare giù

    Vorrei solo sbirciare il me stesso fra 2 mesi
    e vedere se la corda regge



    domenica, maggio 22

    Hang over

    Ogni secondo al massimo
    da 2 settimane mi sento un cavallo da tiro
    e senza efedrina per giunta
    Corro tutti i santi giorni e anche oggi che è domenica ho scelto di lavorare.

    Il problema principale quando mi ritrovo a sudare 7 camicie per il mio lavoro
    è la misantropia che sopraggiunge appena staccato il turno, a volte doppio altre triplo.

    Sogno una tenda
    magari vicino ad un lago
    sogno dei falò e dei visi cari intorno ad esso
    sogno i mie piedi congelati nell'acqua e le mie spalle ustionate dal sole a picco.
    sogno di dormire col profumo degli abeti, sprigionato dall'umido notturno
    sogno di svegliarmi all'alba e muovermi a ritmo della natura
    le piante dei piedi color fuliggine
    gli occhi e i capelli schiariti dal tramonto
    le mani strofinate sulla lavanda secca
    il sudore eliminato sotto una cascata
    e il sonno naturale che ti fa svenire col sorriso

    Lì sì  che tornerei a respirare e sorridere
    tornerei a far piegare la mia schiena solo per arrampicarmi in cerca di nespole
    e ad avere voglia e pazienza di annusare la vita
    in compagnia

    mercoledì, maggio 18

    Mirrorghost

    scorro
    qualcosa cambia anche stavolta
    faccio 3 passi ma sono 3 km
    non so verso dove
    non so tanto come
    un'armatura invisibile mi tiene prigioniero
    sento che lentamente chiude i legacci
    intorno alle mie giunture
    vuoto
    semplicemente vuoto
    quando sto così è "il respiro lungo prima del balzo"
    ma non ho voglia di saltare
    mi tengo legato a questa chitarra
    che negli ultimi giorni è diventata la mia penna
    e i miei racconti si perdono tra accordi barrè
    e stesure di parti per viola e violino
    voci che scrosciano insieme
    trame di corde di nikel che mi catturano tutto quello che rimane
    dopo i doppi turni al lavoro

    Perchè ora il mio balzo è questo
    mettere tutto quello che ho nella mia musica
    è l'unica azione in cui mi concedo di amare
    l'unica che riesce a soddisfare il mio istinto
    la sola in cui mi lascio andare
    e di cui mi posso fidare

    Non ho nient'altro che questo e il mio lavoro ora
    a fare fluire i canali emozionali

    Ho iniziato a scrivere di meno qui perchè la musica, come una donna,
    mi spilla sangue dalle vene
    mi tiene immobile facendomi spaziare
    tutte le mie finestre si stanno aprendo
    e sento che sono nella direzione giusta
    per centrare il secondo dei 5 obbiettivi del 2011
    Compongo il personalissimo mosaico musicale
    con canzoni e riff ripescati in tutti questi anni
    brani scartati
    altri sottovalutati
    altri reinterpretati
    come un minuzioso e implacabile riassunto
    e bilancio
    di 15 anni di plasma pompato su queste corde
    di 15 anni concessi al turbine amoroso
    di 15 anni di attesa
    per mostrare a me stesso
    chi sono


    lunedì, maggio 16

    Hands on, hands off



    Quella notte eravamo io e lei nel letto
    dopo aver fatto l'amore lei, come al solito, apriva la porta della terrazza per fumare
    di solito mi alzavo anche io
    e fumavamo vicini, mezzi nudi, senza mai dire niente
    quella notte parlammo molto intesamente
    in realtà io ero un bravissimo oratore
    e lei un'ottima ascoltatrice
    le lessi queste pagine come ultima porta da aprire dentro di me
    è stata una notte intensa e con un alba irripetibile
    credo che con certe persone si possa toccare un apice talmente alto
    da non poterlo più raggiungere
    e rimanerne irrimediabilmente delusi.
    ...rimanemmo in silenzio fino allo spuntare del sole
    poi ci sdraiammo
    ancora una volta
    in più



    Il pianto della scavatrice
    Pier Paolo Pasolini

        I
         
        Solo l'amare, solo il conoscere
        conta, non l'aver amato,
        non l'aver conosciuto. Dà angoscia
         
        il vivere di un consumato
        amore. L'anima non cresce più.
        Ecco nel calore incantato
         
        della notte che piena quaggiù
        tra le curve del fiume e le sopite
        visioni della città sparsa di luci,
         
        scheggia ancora di mille vite,
        disamore, mistero, e miseria
        dei sensi, mi rendono nemiche
        le forme del mondo, che fino a ieri
        erano la mia ragione d'esistere.
        Annoiato, stanco, rincaso, per neri
         
        piazzali di mercati, tristi
        strade intorno al porto fluviale,
        tra le baracche e i magazzini misti
         
        agli ultimi prati. Lì mortale
        è il silenzio: ma giù, a viale Marconi,
        alla stazione di Trastevere, appare
         
        ancora dolce la sera. Ai loro rioni,
        alle loro borgate, tornano su motori
        leggeri - in tuta o coi calzoni
         
        di lavoro, ma spinti da un festivo ardore
        i giovani, coi compagni sui sellini,
        ridenti, sporchi. Gli ultimi avventori
         
        chiacchierano in piedi con voci
        alte nella notte, qua e là, ai tavolini
        dei locali ancora lucenti e semivuoti.
         
        Stupenda e misera città,
        che m'hai insegnato ciò che allegri e
        feroci
        gli uomini imparano bambini,
         
        le piccole cose in cui la grandezza
        della vita in pace si scopre, come
        andare duri e pronti nella ressa
         
        delle strade, rivolgersi a un altro uomo
        senza tremare, non vergognarsi
        di guardare il denaro contato
         
        con pigre dita dal fattorino
        che suda contro le facciate in corsa
        in un colore eterno d'estate;
         
        a difendermi, a offendere, ad avere
        il mondo davanti agli occhi e non
        soltanto in cuore, a capire
         
        che pochi conoscono le passioni
        in cui io sono vissuto:
        che non mi sono fraterni, eppure sono
         
        fratelli proprio nell'avere
        passioni di uomini
        che allegri, inconsci, interi
         
        vivono di esperienze
        ignote a me. Stupenda e misera
        città che mi hai fatto fare
         
        esperienza di quella vita
        ignota: fino a farmi scoprire
        ciò che, in ognun, era il mondo.
         
        Una luna morente nel silenzio,
        che di lei vive, sbianca tra violenti
        ardori, che miseramente sulla terra
         
        muta di vita, coi bei viali, le vecchie
        viuzze, senza dar luce abbagliano
        e, in tutto il mondo, le riflette
         
        lassù, un po' di calda nuvolaglia.
        È la notte più bella dell'estate.
        Trastevere, in un odore di paglia
         
        di vecchie stalle, di svuotate
        osterie, non dorme ancora.
        Gli angoli bui, le pareti placide
         
        risuonano d'incantati rumori.
        Uomini e ragazzi se ne tornano a casa
        - sotto festoni di luci ormai sole -
         
        verso i loro vicoli, che intasano
        buio e immondizia, con quel passo blando
        da cui più l'anima era invasa
         
        quando veramente amavo, quando
        veramente volevo capire.
        E, come allora, scompaiono cantando.
    
        II
         
        Povero come un gatto del Colosseo,
        vivevo in una borgata tutta calce
        e polverone, lontano dalla città
         
        e dalla campagna, stretto ogni giorno
        in un autobus rantolante:
        e ogni andata, ogni ritorno
         
        era un calvario di sudore e di ansie.
        Lunghe camminate in una calda caligine,
        lunghi crepuscoli davanti alle carte
         
        ammucchiate sul tavolo, tra strade di
        fango,
        muriccioli, casette bagnate di calce
        e senza infissi, con tende per porte...
         
        Passano l'olivaio, lo straccivendolo,
        venendo da qualche altra borgata,
        con l'impolverata merce che pareva
         
        frutto di furto, e una faccia crudele
        di giovani invecchiati tra i vizi
        di chi ha una madre dura e affamata.
         
        Rinnovato dal mondo nuovo,
        libero - una vampa, un fiato
        che non so dire, alla realtà
         
        che umile e sporca, confusa e immensa,
        brulicava nella meridionale periferia,
        dava un senso di serena pietà.
         
        Un'anima in me, che non era solo mia,
        una piccola anima in quel mondo
        sconfinato,
        cresceva, nutrita dall'allegria
         
        di chi amava, anche se non riamato.
        E tutto si illuminava, a questo amore.
        Forse ancora di ragazzo, eroicamente,
         
        e però maturato dall'esperienza
        che nasceva ai piedi della storia.
        Ero al centro del mondo, in quel mondo
         
        di borgate tristi, beduine,
        di gialle praterie sfregate
        da un vento sempre senza pace,
         
        venisse dal caldo mare di Fiumicino,
        o dall'agro, dove si perdeva
        la città fra i tuguri; in quel mondo
         
        che poteva soltanto dominare,
        quadrato spettro giallognolo
        nella giallognola foschia,
         
        bucato da mille file uguali
        di finestre sbarrate, il Penitenziario
        tra vecchi campi e sopiti casali.
         
        Le cartacce e la polvere che cieco
        il venticello trascinava qua e là,
        le povere voci senza eco
         
        di donnette venute dai monti
        Sabini, dall'Adriatico, e qua
        accampate, ormai con torme
         
        di deperiti e duri ragazzini
        stridenti nelle canottiere a pezzi,
        nei grigi, bruciati calzoncini,
         
        i soli africani, le piogge agitate
        che rendevano torrenti di fango
        le strade, gli autobus ai capolinea
         
        affondati nel loro angolo
        tra un'ultima striscia d'erba bianca
        e qualche acido, ardente immondezzaio...
         
        era il centro del mondo, com'era
        al centro della storia il mio amore
        per esso: e in questa
         
        maturità che per essere nascente
        era ancora amore, tutto era
        per divenire chiaro - era,
         
        chiaro! Quel borgo nudo al vento,
        non romano, non meridionale,
        non operaio, era la vita
         
        nella sua luce più attuale:
        vita, e luce della vita, piena
        nel caos non ancora proletario,
         
        come la vuole il rozzo giornale
        della cellula, l'ultimo
        sventolio del rotocalco: osso
         
        dell'esistenza quotidiana,
        pura, per essere fin troppo
        prossima, assoluta per essere
         
        fin troppo miseramente umana.
    
        1956
    
    
    

    domenica, maggio 15

    Albamancata


    Sogni di liberarti dalle catene legate alle tue caviglie
    fin dalla nascita
    sogni strade mai viste dove perderti ad annusare la vita
    sogni un viso familiare che ti sorride ogni qual volta
    hai paura di perderti
    sogni un'alba diversa, in una giornata diversa
    una di quelle albe irresistibili
    dove senti che qualcosa cambia
    dove percepisci di essere accolto da ciò che ti sta intorno
    Proprio quando senti che il sonno ti prende la schiena
    e appoggia le sue mani sopra le tue palpebre
    ci pensa il sole a svegliarti

    Ogni giorno sorge eh
    ma solo quando hai il coraggio di vederlo nascere
    ti accorgi di cosa significa
    Ogni giorno è lì, in alto
    ma solo quando hai il coraggio di guardarlo
    ti accorgi di cosa significa
    Capita spesso di dare per scontate le cose che ci circondano
    soprattutto se belle
    soprattutto se permanenti
    sai che ci sono e non le osservi più di tanto
    Bisogna fermarsi cazzo e celebrarle
    questa vita e i suoi doni hanno bisogno di paganesimo
    di riti di ringraziamento
    la terra ha bisogno di devozione
    Bisogno di immergere i piedi nel guano e sentire gli insetti salire dalle caviglie
    e resistere
    Essere parte consapevole del ciclo e servi degli alberi
    Di lucidare gli occhi davanti all'aurora
    Di sentirci talmente piccoli da riuscire ad amare fino in fondo e carnalmente
    un nuovo giorno che ci è concesso per stare qui
    sopra

    Non l'amore, non i soldi, non la fede, non la fama, non la giustizia... datemi solo la Verità.




    mercoledì, maggio 11

    Bollito misto

    stavolta l'insonnia è fregata e in 21 km pensi così tanto da non aver voglia di
    scrivere

    Mi turbo col turbo


    Io neanche sapevo di avere una turbina
    altrimenti mi sarei fregiato di avere un mezzo turbo diesel
    in realtà la mia macchina non mi rappresenta
    è stato un autoregalo dopo 10 anni di punto verdina
    10 anni di bestemmie, anche se pieni di bei ricordi
    E' maraglia la mia macchina..con tutti quegli accessori e il computer di bordo che mi sgrida come mia nonna
    Quando qualcuno mi conosce prima di averla vista, sistematicamente si stupisce nel vederla

    La psicologia mi piace molto
    analizzo ogni movimento delle persone che mi si pongono davanti
    ma preferisco farlo su di me
    Dopo il panico nell'aver visto fumo nero uscire dalla macchina in corsa
    ci sono stati 3 secondi stranissimi
    - passati subito eh-
    in cui guardandola sul ciglio della strada, con indosso il giubbetto catarifrangente
    mi sono sentito sollevato
    una calma stranissima...poi cancellata dalla miriade di chiamate a
    assicurazione
    carro attrezzi
    coinquilino meccanico
    amici che mi aspettavano
    padre ansioso
    amico che lavora alla Unipol

    La disamina psicologica è che dipendo dal guidare e quindi dalla mia macchina
    ma che preferirei andare a piedi e non fare le cose di corsa

    La disanima occulta e karmica invece è che non sono fatto per correre
    non so di avere una turbina e forse è meglio altrimenti me ne bullerei
    e dimenticherei che le cose hanno un tempo stabilito
    e non si può sempre pensare di correre più forte delle dinamiche che ci circondano

    e poi camminare nel bosco all'alba è più terapeutico di correre in tangenziale al tramonto
    e io più che essere turbo
    sono fuso e ho bisogno di stare in officina sul ponte mobile
    e RIPOSARMI


    lunedì, maggio 9

    Futuro dove sei

    Io lo so che sarà durissima
    mio padre lavora all'INPS da 25 anni e me lo ripete sempre che non avrò una pensione
    Io lo so che per sbarcare il lunario sarò costretto a fare turni che nemmanco a Pechino
    e sarò costretto a suonare sempre di meno
    ad avere una vita privata alla Cronenberg
    Io lo so che un mutuo non riuscirò mai a pagarlo
    che il mio lavoro tenterà di rendermi ciò che non sono
    che la vita proverà a spillarmi quanto più sangue ho
    quanto più calore ho
    I nostri genitori, anche nella miseria, se possedevano un lavoro
    potevano permettersi una famiglia e una casa e potevano permettersi la felicità
    I nostri nonni allugavano con l'acqua del pozzo il brodo di cipolla
    si piegavano la schiena nei campi, nuotando a dorso nel letame
    ma la loro felicità era pura e incondizionata
    Per noi tutto questo non c'è
    per noi che mangiamo carne rossa ogni giorno, che abbiamo telefoni computer e automobili
    per noi che schioccando le dita ci permettiamo di attraversare il mondo in aereo
    per noi che se vogliamo sentire la musica leggere studiare e imparare dobbiamo solo
    collegarci ad un terminale
    per noi che non dobbiamo fare rivoluzioni
    perchè chi è venuto prima di noi le ha fatte per conto nostro
    per noi che ci perdiamo in un becchiere d'acqua, riempendoci di ansioliti e antidepressivi
    per noi che abbiamo paura di legarci e di responsabilizzarci
    che non sappiamo cosa sia l'onore la dignità e il rispetto
    per noi che abbiamo così tanta libertà da non saperne più che farne
    per me che potrei spaccare una montagna con solo la forza del mio fiato
    ma che mi fermo di fronte alla prima buca
    La vita t'inghiotte come il mare, che quando annaspi ti tira giù tra le correnti
    e tu puoi scegliere
    o ti lasci andare
    o nuoti controcorrente
    tenendo ben presente che le tue forze non ti sosterranno a lungo
    Noi non abbiamo la fortuna dei nostri genitori e il coraggio dei nostri nonni
    Ma abbiamo la conoscenza e la fortuna di avere la consapevolezza di quanto sia piccolo e immenso
    questo pianeta
    Noi possiamo fare qualcosa.
    Le risorse dello stato stanno finendo.
    Stiamo seduti e ascoltiamo il cronista parlare di guerra come se fosse normale
    Non abbiamo lavoro e di conseguenza casa e futuro
    Il pianeta ci sta ricordando che gli unici parassiti siamo noi
    e piano piano muore, per causa nostra
    Di fare figli non se ne parla
    Di vivere in fratellanza non sappiamo cosa voglia dire
    Non abbiamo più memoria di ciò che è successo prima di noi
    e intanto tutto crolla e il tempo passa inesorabile
    sulle nostre misere esistenze di parassiti appunto.

    e quindi?

    e quindi bisogna fare qualcosa e bisogna farla bene
    bisogna ricordare
    fare il percorso a ritroso
    e ritrovare
    cosa abbiamo perso




    venerdì, maggio 6

    Elenco dei posti dove non tornerò mai


    - l'ambulatorio dell'infermiera con un dente solo che mi diede uno schiaffo a cui mia madre non credette
    - chirurgia dell'ospedale sant'Orsola dove ho passato natali, compleanni e tutte le feste comandate
    - il canile di Trebbo di Reno
    - un qualsiasi confessionale
    - il tratto ferroviario tra Bruxelles e Hasselt simile ad un unica ciminiera
    - Manfredonia in Puglia
    - l'albergo Nohza di Hammamet in Tunisia
    - un concerto dei Placebo
    - il parco Bois de Boulugne di Parigi dopo il tramonto
    - il bar "lurido" di ponticella
    - il benzinaio razzista Q8 di fianco l'ospedale Bellaria
    - il bagno di Vasilis in  Monastiraki ad Atene
    - il garage del fratello di mio nonno dove ammazzavano i conigli
    - gli uffici della stazione di Bologna di notte
    - il carcere abbandonato a Melfi
    - in quel letto
    - lo stadio di Verona
    - i musei vaticani alle 16:00 di sabato durante le feste di Natale da solo
    - gli uffici del Centro Nova con di fianco una guardia giurata
    - il bar a porta Maggiore
    - Mantova di venerdì sera ad ottobre da solo con 2 mt di visibilità
    - autostrada A1 direzione Milano ore 01:00 con neve
    - Villa Clara a cercare sedute spiritiche
    - un concerto dei With Love
    - la camera mortuaria di Garbagnate Milanese
    - il bar della stazione di Albenga
    - l'ufficio del preside De Notaris del Liceo Scientifico Enrico Fermi
    - negli occhi di chi non c'è più
    - l'ascensore del palazzo di via Parma a San Lazzaro
    - il campo nomadi alla corte degli aranci
    - sulle mie decisioni
    - sulla sponda del camion Batras trasporti
    - ufficio matricole delle facoltà psicologia di Cesena
    - l'ambulatorio del dottore della mutua del quartiere Pilastro

    lunedì, maggio 2

    Bosco


    in fiamme
    mi arrendo
    alzo bandiera bianca
    non posso più combattere
    contro me stesso
    bisogna accettare
    il verdetto del bosco
    perchè non sbaglia mai
    almeno per quanto riguarda me
    gli alberi hanno parlato
    e non posso fare altro
    che ubbidire
    che non è più tempo di parole
    scritte o raccontate
    che non è più tempo di velluto
    tessuto o indossato
    che non è più tempo di brina
    dentro e fuori
    è tempo per me
    di scrivere col fiato
    ciò che non riesco a scrivere
    con la mente