(anni fa scroccavo pass per entrare a tutti i concerti in Bologna gratis, lo scotto da pagare erano le recensioni...vediamo se sono ancora capace)
Akron/Family @ Hana-Bi 23/5/11
Una vecchia amica, soggetta ad attacchi d'ansia, mi diceva che l'unica cura fosse bilanciarli con attacchi di felicità.
Cornice: Furgone, lo stesso che ti accompagnava in giro per lo stivale a suonare, riempito da parte della tua vecchia band, parte della nuova e tuo fratello.
Questo per fare capire l'atmosfera rock che ha pervaso in tutta la trasferta nella terra del Sangiovese.
Si va verso l'Hana-bi, bagno 72 di Marina di Ravenna, oramai meta storica dei concerti tardo primaverili.
A tenere banco, oltre la più classica cerveza con limone, sono gli Akron/family, band post-freaky statunitense, che fa dell'istinto il suo cavallo di battaglia.
Il trio è il classico gruppo che, per quanto mi riguarda, registra dischi solo per avere la scusa di promuoverli e quindi fare concerti.
Vederli dal vivo è come rotolarsi sull'erba fregandosene delle cacche di cane.
A dire il vero Akron/Family II: The Cosmic Birth and Journey of Shinju TNT, ultimo lavoro di questi newyorkesi sciroccati, non è che ti abbia poi così tanto entusiasmato.
E' un disco molto "prodotto", quasi leccato, che non ha molto a che vedere col capolavoro Love is Simple, e neanche coll'elaboazione del lutto di Set ‘Em Wild, Set ‘Em Free (uscito dopo la fuga buddhista di Ryan Vanderhoof).
I brani, seppur interessanti, non colpiscono come dovrebbero e si sente che manca qualcosa.
Questo qualcosa lo troverai alzando un dito al cielo stellato di Marina.
Ma andiamo con ordine.
Catapultatevi in spiaggia a fine maggio, poco dopo il tramonto, 150 persone, ragazze talmente belle in giro da farti venire la classica paresi da nerd, alle tue spalle la spiaggia più lunga della riviera, davanti a te il palco dell'Hana-bi, come ogni anno rinnovato e migliorato.
Giusto il tempo di agguantare una Corona e perdersi nelle bretelline della barista e tuo fratello ti raggiunge per avvisare che la prima nota sta per essere scoccata.
La partenza con Island ti imbambola.
è come quando arrivi in un posto tamente affascinante da farti sedere a rifiatare.
Il concerto prende forma con una salita introspettiva, molto attenta, quasi timida.
Ma se avete presente l'iconografia dell'ultimo album, sapete già che è solo pura preparazione.
Perchè il vulcano degli Akron, una volta esploso, non si azzarda a fare sconti.
C'è di tutto nei 20 minuti di Everyone Is Guilty.
Dalla malattia noise a stacchi alla Grand Funk Raiload, cori a 3 voci gospel e furiose cavalcate degne dei primi Battles.
Se è possibile addirittura di più.
L'anima degli Akron, quella più identificativa e pura sta nella jam, nel rapporto col pubblico e nella totale perdita di punti di riferimento.
Perciò è divertente ritrovarsi con 100 ragazzi (più della metà giureresti con la puzza sotto il naso da indiekid) con l'indice della mano destra a puntare il cielo, gli occhi chiusi e la voce del bassista ad indicarvi uno strano training autogeno, che fa sì che So It Goes sia ancora più incalzante e ancora più coinvolgente.
E vederli mollare gli strumenti sul palco e ballare da scimminoni in mezzo a voi, che continuate il loro coro soul in loop, rende il tutto del tutto simile ad una convention hippie d'annata.
Si suona tutti e in fondo suoniamo tutto.
Chi picchia le mani sul petto, chi le batte anche fuori tempo, chi urla a caso, chi segue le voci...fatto sta che sembra di stare in uno di quei gruppi che facilitano la disinibizione.
E poi tutto si gonfia in un enorme riff stoner che sembra debba schiacciarci uno per uno.
Due ore filate.
Senza pause succhia adrenalina e senza darti il tempo di distrarti.
Quando i brani scendono d'intensità, t'accorgi che il tuo culo continua ad ondeggiare.
Per osmosi ondeggia anche quello del tuo vicino e così via.
Probabilmente gli Akron/family dopo Love is Simple si sono accorti che di semplice oggi c'è veramente poco e che forse è meglio ricoprirsi di lava che di melassa.
-E' l'unica band al mondo che vedrei di spalla ai Motorpsycho-
Chi mi conosce sgrana gli occhi, perchè sa cosa vuol dire per me.
Vederli dal vivo ti fa venir voglia di ridere sbattendo la testa contro il muro.
Vederli dal vivo ti fa sentire normale nella tua anormalità.
Urlare con loro di lunedì, ti costringe a mantenere il sorriso più a lungo possibile.
Love And Space!!!
Akron/Family @ Hana-Bi 23/5/11
Una vecchia amica, soggetta ad attacchi d'ansia, mi diceva che l'unica cura fosse bilanciarli con attacchi di felicità.
Cornice: Furgone, lo stesso che ti accompagnava in giro per lo stivale a suonare, riempito da parte della tua vecchia band, parte della nuova e tuo fratello.
Questo per fare capire l'atmosfera rock che ha pervaso in tutta la trasferta nella terra del Sangiovese.
Si va verso l'Hana-bi, bagno 72 di Marina di Ravenna, oramai meta storica dei concerti tardo primaverili.
A tenere banco, oltre la più classica cerveza con limone, sono gli Akron/family, band post-freaky statunitense, che fa dell'istinto il suo cavallo di battaglia.
Il trio è il classico gruppo che, per quanto mi riguarda, registra dischi solo per avere la scusa di promuoverli e quindi fare concerti.
Vederli dal vivo è come rotolarsi sull'erba fregandosene delle cacche di cane.
A dire il vero Akron/Family II: The Cosmic Birth and Journey of Shinju TNT, ultimo lavoro di questi newyorkesi sciroccati, non è che ti abbia poi così tanto entusiasmato.
E' un disco molto "prodotto", quasi leccato, che non ha molto a che vedere col capolavoro Love is Simple, e neanche coll'elaboazione del lutto di Set ‘Em Wild, Set ‘Em Free (uscito dopo la fuga buddhista di Ryan Vanderhoof).
I brani, seppur interessanti, non colpiscono come dovrebbero e si sente che manca qualcosa.
Questo qualcosa lo troverai alzando un dito al cielo stellato di Marina.
Ma andiamo con ordine.
Catapultatevi in spiaggia a fine maggio, poco dopo il tramonto, 150 persone, ragazze talmente belle in giro da farti venire la classica paresi da nerd, alle tue spalle la spiaggia più lunga della riviera, davanti a te il palco dell'Hana-bi, come ogni anno rinnovato e migliorato.
Giusto il tempo di agguantare una Corona e perdersi nelle bretelline della barista e tuo fratello ti raggiunge per avvisare che la prima nota sta per essere scoccata.
La partenza con Island ti imbambola.
è come quando arrivi in un posto tamente affascinante da farti sedere a rifiatare.
Il concerto prende forma con una salita introspettiva, molto attenta, quasi timida.
Ma se avete presente l'iconografia dell'ultimo album, sapete già che è solo pura preparazione.
Perchè il vulcano degli Akron, una volta esploso, non si azzarda a fare sconti.
C'è di tutto nei 20 minuti di Everyone Is Guilty.
Dalla malattia noise a stacchi alla Grand Funk Raiload, cori a 3 voci gospel e furiose cavalcate degne dei primi Battles.
Se è possibile addirittura di più.
L'anima degli Akron, quella più identificativa e pura sta nella jam, nel rapporto col pubblico e nella totale perdita di punti di riferimento.
Perciò è divertente ritrovarsi con 100 ragazzi (più della metà giureresti con la puzza sotto il naso da indiekid) con l'indice della mano destra a puntare il cielo, gli occhi chiusi e la voce del bassista ad indicarvi uno strano training autogeno, che fa sì che So It Goes sia ancora più incalzante e ancora più coinvolgente.
E vederli mollare gli strumenti sul palco e ballare da scimminoni in mezzo a voi, che continuate il loro coro soul in loop, rende il tutto del tutto simile ad una convention hippie d'annata.
Si suona tutti e in fondo suoniamo tutto.
Chi picchia le mani sul petto, chi le batte anche fuori tempo, chi urla a caso, chi segue le voci...fatto sta che sembra di stare in uno di quei gruppi che facilitano la disinibizione.
E poi tutto si gonfia in un enorme riff stoner che sembra debba schiacciarci uno per uno.
Due ore filate.
Senza pause succhia adrenalina e senza darti il tempo di distrarti.
Quando i brani scendono d'intensità, t'accorgi che il tuo culo continua ad ondeggiare.
Per osmosi ondeggia anche quello del tuo vicino e così via.
Probabilmente gli Akron/family dopo Love is Simple si sono accorti che di semplice oggi c'è veramente poco e che forse è meglio ricoprirsi di lava che di melassa.
-E' l'unica band al mondo che vedrei di spalla ai Motorpsycho-
Chi mi conosce sgrana gli occhi, perchè sa cosa vuol dire per me.
Vederli dal vivo ti fa venir voglia di ridere sbattendo la testa contro il muro.
Vederli dal vivo ti fa sentire normale nella tua anormalità.
Urlare con loro di lunedì, ti costringe a mantenere il sorriso più a lungo possibile.
Love And Space!!!
