domenica, aprile 6

The girl of north country

Ci sono cose che vanno finite.
Devi finirle fino a farle scomparire.
Altre non devono essere cominciate.
Altre da interrompere per riprenderle.
Siamo una generazione di insicuri.
Siamo costretti a non pensare.
Oppure a pensare troppo.
L'azione è parte imprescindibile della crescita.

Parto.
Non sono neanche mai capitato per caso in quella parte d'Italia.
Parto lo stesso.
La mia macchina ha ripreso da ieri a fare viaggi lunghi, dopo quasi 3 anni di stop.
Sotto di me la sento tremare.
Sento che è indolenzita e ha voglia di sgranchirsi.
Le montagne s'avvicinano e s'avvicina quel stranissimo stato di perdita, oramai quasi dimenticato.
Quella sensazione di fare qualcosa per se stessi e che oltrepassa i confini dell'abitudine.
Quella sensazione che ti fa dimenticare le priorità.
O meglio le ridiscute.
Dormire e mangiare lasciano spazio.
In autostrada Lei mi manda le foto di ciò che i suoi occhi stanno ammirando.

(E' così fottutamente strano immaginare qualcuno che hai visto solo una volta.
Tempo fa.
Di lei mi ricordo bene l'orecchio sinistro e la coda del suo occhio, abbinati.
Mi ricordo bene l'odore dei suoi capelli corti.
Mi ricordo i suoi occhi che cercano.
Mi ricordo che ci siamo cercati mentre ballavamo.
Mi ricordo che la prima cosa che ho pensato guardandola è stata: "Midori?"
Non mi ricordo la sua voce.
Non mi ricordo che cosa l'ha fatta scappare.
Non mi ricordo perchè alla fine non sia venuta a casa mia.
Non mi ricordo quano ho deciso che lei meritasse il mio risveglio.)

Esco dalla highway e cerco con la tecnologia di arrivare, in questa città sconosciuta, il luogo sconosciuto, per incontrare una semiconosciuta.
In realtà le strade per scendere dai monti sono bloccate.
In realtà lei mi aveva avvisato.
In realtà lei è in un ritardo clamoroso.
In realtà non mi crea problemi.
Sono a centinaia di chilometri da casa, fra 11 ore dovrò lavorare e non so cosa sto facendo.
Non riesco a pensare a niente di meglio.
Per me.
E allora è meglio che salgo io, costeggio il lago quasi fino alla sua cuspide, quasi fino alle pantofole delle Alpi.
Arrivo e un parcheggio mi salva.
C'è il freddo che scivola dalle vette sul pelo dell'acqua e va a schiantarsi sulla mia fronte altissima e, per l'occasione, ben stirata a dovere.
Fumo e non penso a niente.
Mi chiedo solo che cosa ci sia nell'acqua a farmela apparire così nera.
Se non fosse per quella granaglia di stelle riflesse e il viso di lei che esce dalla macchina potrei pensare di essere matto come un cavallo.

Lei è qui e quella granaglia di stelle non ci mollerà.

Al ritorno, nella notte più lunga, nella trance da pilota,
credo di aver incontrato massimo 10 macchine in più di 300 km.

Tutto così nero, senza tecnologia stavolta si viaggia.
Stavolta non riuscirò a seminare tutte quelle stelle.

lunedì, aprile 8

Albonea



Albonea

Già la vedi e la senti.
Ognuno di noi può ritrovare, scavando a fondo nei ricordi, l'immagine
di una anziana signora dall'aspetto del tutto simile a quello di una
strega.
Affacciata al balcone, coi capelli grigi, lunghi e arruffati, mentre
urla al vento di smettere di soffiare.
Esci dalla macchina e adesso non è come la prima volta.
Adesso non urla anche verso di te.
Albonea non ricorda molto della sua vita.
Non ricorda il nome di suo marito, ma si ricorda della sua voce calma e forte.
Non ricorda la via dove abitava, ma sa benissimo descrivere l'odore
che c'era nell'aria.
Non ricorda di avere un conto in banca, ma sa ancora ricamare meglio
di una Singer.
Non ricorda il nome di sua sorella, ma si ricorda di quando le metteva
il rossetto.
Non ricorda dove si sposò, ma l'eco delle danza in abito bianco, la fa
ancora sorridere.
Non ricorda di aver mangiato a pranzo, ma non scorda mai di dar da
mangiare al suo cane.
Non ricorda di come sia arrivata qui, ma conosce la pianta di Bologna
come se l'avesse disegnata lei.
Non ricorda che sono già stato qui, in casa sua, poche ore fa, ma mi
abbraccia sulla soglia come se non mi vedesse da tempo.
Non ricorda il mio nome, ma si ricorda che ci si può fidare.
Non ricorda di avermi mostrarto le sue foto centinaia di volte, ma mi
descrive per filo e per segno cosa succedeva mentre la macchina faceva
click.
Albonea non ricorderà niente, o quasi, anche di oggi.
E domani ricomincerà la sua vita di nuovo.
All'alba.
Un'alba nuova
Albonea.

domenica, novembre 11

11 novembre 2012

è finita amici.
L'ultima notte a Cà del Lago la passerò come la prima:
da solo, con la casa vuota, una coperta e la radio del nonno.
Sono stati 600 giorni che non dimenticherò, quelli trascorsi nel Parco dei Gessi.
Un grazie a chi, almeno una volta, si è venuto a godere il silenzio e il freddo, nel casolare tra il torrente Zena e Pizzocalvo.
Un grazie speciale allo scoiattolo Lucianino, rivisto poco fa scappare sul tetto e tutte le creature che hanno riempito i miei occhi.
Grazie al coinquilino Fabrizio, che in soli 2 anni, ha capito che labirinto ci sia nel mio cervello.
E il più grande ringraziamento: a mio fratello Marco, che domani mattina si laurea..e che tempo fa, nella stagione all'inferno, mi disse in faccia quello che volevo sentirmi dire.
Alla fine il segreto è sempre quello
seguirsi



Il Mantello e la Spiga”
di Manlio Sgalambro

Sotto l'ombra sospiravi
pastore di ombre e di sotterranei segreti
parlavi di una vita trascorsa.
Come sempre le foglie cadono d'autunno.
Intona i canti dei veggenti
cedi alla saggezza
alle scintille di fuochi ormai spenti,
regolati alle temperature e alle frescure delle notti:

lascia tutto e seguiti.

Guarda le distese dei campi, perditi in essi
e non chiedere altro.
Lasci un'orma attraverso cui tu stesso
ti segui nel tempo e ti riconosci.
Correvi con la biga nei circhi.
E fosti pure un'ape delicata,
il gentile mantello che coprì le spalle di qualcuno.
Lascia tutto e seguiti.
I tuoi occhi dunque trascorrono svagati
ed ozi come una spiga.
Come sempre le foglie cadono d'autunno.




martedì, ottobre 9

100000 respiri


basta avere il coraggio.
per farlo servono i tuoi giorni migliori.
serve il migliore di te.
non avere paura.
la coltre di polvere se ne andrà e saprai.
La gente ha paura, tu hai paura.
Io no.
Adesso me ne ricordo.
Serve sempre il baratro e la paura di morire.
Guardati un attimo allo specchio e senti.
Senti le migliaia di sensazioni che hanno solcato il tuo viso
e senti tutte quelle che devono ancora venire.
Se sei qui è solo per un fottuto motivo.
E' inutile che fai finta di niente, tu che non riesci a pensarci.
Gira tutto intorno sempre lì.

qualsiasi cosa.
E' sempre una questione d'amore.
E' per questo che ci sei.

e' per questo che sollevi le palpebre
è per questo che chiudi i pugni la mattina.
è per questo che muori la notte.
che siate cinici o melassosi, esseri finti o sinceri, affezionati alla forma o alla sostanza il problema è sempre uno solo.
Rassegnatevi amici, non è mai abbastanza.
Rassegnatevi, si vive solo per quello.
'Notte

lunedì, luglio 9

Ogni fottuto attimo

E siamo qui amici a dirvi che, quando tutto intorno a voi cambia, è bene apporre i giusti ritocchi a voi stessi, altrimenti i cambiamenti possono nuocervi.
Soprattutto quando si dimentica, come fa il sottoscritto, che i propri e personali cambiamenti si palesano solo quando ci mettiamo alla prova.
Ora che la vita che non voglio mi sovrasta.
Ora che son lontano mille miglia ma il mio corpo resta fermo.
Ora che tutto ciò che mi circonda mi soffoca.
Vorrei solo ricordarmi che quando la forza di gravità aumenta
aumenta anche il botto una volta che il suolo ci ricorda la sua durezza.
L'unica è ricordarsi che si cambia.
Ogni fottuto attimo

venerdì, maggio 11

Solo Lei

E non hai tempo per niente.
Lavori fino allo spasmo.
Mangi male, dormi male.
E appena stacchi c'è solo Lei.
La prendi tra le tue braccia e non hai più paura di cosa possa succedere.
Ora sai che le tue dita sanno dove andare.
Chiudi gli occhi e rivedi il tuo tempo e gliene parli, gliene parli piano.
Lei risponde alle tue mani e si lascia accarezzare.
E allora vai più veloce e senti i brividi, lungo la carotide, svuotarti il petto.
E anche se corri, se paghi debiti, se entri e d esci dall'ospedale, se rivivi le vite
e le morti ogni ora, sai, lo sai che lei ti aspetta.
E non c'è niente da temere.
E' sempre stato così o no Lele?
Solo che adesso è corrisposto.
Solo che adesso che la guardi sul tuo letto che
aspetta solo un altro momento per gridar con te,
per poter esistere con te,
adesso lo sai.

Un testo esiste solo quando lo scrivi e lo pronunci.
Una musica esiste solo quando viene suonata e ascoltata.
E lei che ti aspetta ogni giorno lo sa.
Lei che è solo una chitarra sa di esistere solo con te.
E questa è la responsabilità di amare.

E questa è la responsabilità di amarsi.